Bisogna svincolarsi dalle presentazioni.
Non c'è nulla di più falso di una stretta di mano, se questa non è intesa come lieve urto tra due persone diverse, ognuna con indosso la propria maschera: dal lato che conosce e ci riserva; dal lato che non conosce ed è rivolta come una morsa verso i suoi occhi, naso e bocca. Cos'è il volto senza un faccia interna? Far finta di niente dirige come un'orchestra privata degli strumenti: è assai sconveniente trincerarsi dietro un'utopia, qualsiasi siano le sue fattezze. Al pari di una mossa avventata vi è quella mossa fin troppo ponderata. Perciò, bisogna svincolarsi dalle presentazioni, dimenarsi come chi scivola tra la gente per paura che i propri indumenti possano essere macchiati o fusi nell'altro: nessuno assicura che l'individualità sia conservatrice. Qualcuno tra voi, magari proprio tu che ti accingi a valutare con un cipiglio non troppo convinto quanto appena letto, potrebbe insistere. L'insistenza provoca orticaria, prurito e tendenza alla distanza, ma non mi inzozzerà di maleducazione.
Ti avvicinerai con passo costante, non dirò né sicuro né scarso di rumore, evidenzierò quello strano e surreale bisogno che, in men che non si dica, porterà la tua mano ad allargarsi per far meglio presa sulla mia. Una stretta indecisa ti rende indeciso.
Piacere, piacere mio. E le labbra si increspano mentre sorridono.
Quel che ho da offrirti.
La convenzione immischiata al gesto, al movimento che come impeto agirà sia da calamita che da ammortizzatore, cela il presentimento di nausea. Sembra che la stretta di mano sia una partita a scacchi sprovvista dei suoi pezzi, dall'altro lato si investe sull'arricchimento e creazione, ma sono affezionata ai vecchi pezzi sgualciti e graffiati per sottostare ai loro ologrammi. Non c'è gusto nella circostanza non indispettita, ma tu che stringi le dita affinché non stinga la passione nel freddo che già si anticipa sull'unghia, tu ti aspetterai tutto ciò che ho detto nella versione più innocua e ingenua che avrai potuto sostenere finora, ora che giungi agli aggettivi appena inculcati. Sono fuochi d'artificio alcuni dettagli per alcuni cervelli, ma le sensibilità li differenziano in modi insospettabili. Quel che ho da offrirti non è nelle mani, ma nello sguardo, negli odori, nei gusti.
Quel che posso offrire è nel volto nella sua divisa interezza, dentro e fuori. Uno spavento, una meraviglia.
E non dire, non scuotere la testa in preda al turbamento di chi non è stato avvisato in tempo. Non ho forse esordito con: bisogna svincolarsi dalle presentazioni?